Il mondo del vino è davvero rosa?

Il mercato vinicolo presenta percentuali di “imprese rosa” - ovvero quelle aziende in cui il numero di soci ed esponenti donne attualmente in carica supera il 50% del totale - del 26,5%, non oltrepassando mai il 28% in nessuno dei quattro mini settori che compongono il comparto del vino. Se si confronta però con la  media italiana, la situazione  migliora perché la media del Paese si ferma al 22%. Un comparto con pochissime medie e grandi imprese e in cui il 93,6% delle aziende attive è una micro impresa. Le aziende vinicole si concentrano soprattutto in Veneto, Sicilia, Puglia e Piemonte, mentre la viticoltura è il mini settore che raggruppa la gran parte delle imprese del comparto. La viticoltura è anche il micro settore più orientato all’import/export e con il livello di rischio meno elevato, mentre il commercio al dettaglio di vino è quello a più alto rischio.

A diffondere i dati è lo studio delle performance delle imprese italiane attive nel mercato del vino, aggiornata a marzo 2017, realizzata da CRIBIS, la società del gruppo Crif specializzata nella business information, che ha analizzato le prestazioni delle circa 73.700 aziende operanti nel settore del vino.

La maggior parte delle imprese vinicole operanti nei quattro mini settori in cui si divide il comparto presenta percentuali di quote rosa che non superano il 28%. I settori più virtuosi da questo punto di vista sono la viticoltura, col 28% di risorse femminili in azienda, e il commercio al dettaglio, in cui quasi un lavoratore su quattro è donna (24,8%). Valori che scendono della metà negli altri due settori, il commercio all’ingrosso e la produzione di vino: qui le quote rose sono circa una su otto (rispettivamente il 12,5% e il 12,3%). 

Distribuzione per quote rosa – Mercato del Vino - Q1 2017

La maggior parte delle imprese vinicole operanti nei quattro mini settori in cui si divide il comparto presenta percentuali di quote rosa che non superano il 28%. I settori più virtuosi da questo punto di vista sono la viticoltura, col 28% di risorse femminili in azienda, e il commercio al dettaglio, in cui quasi un lavoratore su quattro è donna (24,8%). Valori che scendono della metà negli altri due settori, il commercio all’ingrosso e la produzione di vino: qui le quote rose sono circa una su otto (rispettivamente il 12,5% e il 12,3%).

Distribuzione per gruppo merceologico – Mercato del Vino – Q1 2017


Oltre due terzi delle aziende vinicole è localizzata nelle macro aree Sud e Isole (38,1%) e Nord Est (30,9%), con il Nord Ovest (18,4%) e il Centro (12,6%) a spartirsi la quota rimanente. A livello regionale, il Veneto è la regione con la maggiore presenza di aziende vinicole (15,4%), seguita da Sicilia, col 12,7%, Puglia, col 12,1%, e Piemonte, con l’11,6%. Per quanto riguarda il gruppo merceologico, invece, il mini settore della viticoltura fa la parte del leone, con l’84% di imprese vinicole attive, seguito dal commercio al dettaglio, col 7,2%, dal commercio all’ingrosso, col 5,9%, e dalla produzione di vino, col 2,9%.

Distribuzione aziende che fanno Import/Export Mercato del Vino

Quello del vino è senz’altro un settore orientato alle esportazioni, ma con alcune differenze fra i quattro micro settori. La maggior parte delle aziende che esportano si concentra nella viticoltura e nellala produzione di vino mostrano una maggiore vocazione all’import/export, con percentuali di aziende che si dedicano a queste attività pari rispettivamente al 43,8% e al 33,5%. Più ridotta la presenza di aziende esportatrici nel commercio all’ingrosso (18,8%) e minima nel commercio al dettaglio (3,9%).

Distribuzione per classi di rischio Mercato del Vino

La stessa spaccatura fra micro settori emerge anche considerando i dati sul livello di rischio d’impresa, che appare molto elevato nel commercio all’ingrosso, con il 70% delle imprese collocate nella classe di rischio medio-alto e il 14,9% nella classe di rischio alto, e nel commercio al dettaglio, con il 55,1% di rischio medio-alto e il 10,2% di rischio alto. Più contenuto, invece, il livello di rischio nel settore della produzione di vino, dove le imprese nella classe di rischio medio-alto sono il 41,3% e quelle nella classe di alto rischio sono il 13,9%, mentre la viticoltura si afferma come il settore più sicuro, con solo il 2,3% di rischio elevato e il 7,5% di rischio medio-alto.

Distribuzione per classe di anzianità aziendale Mercato del Vino

La maggior parte delle imprese vinicole è nata nel decennio 2001-2010. Ci sono alcune differenze di anzianità fra i quattro micro settori. Se le imprese attive nella produzione di vino sono quelle più anziane, con il 19% fondato prima del 1970, il 13,5% prima del 1980 e il 14,1% prima del 1990, la situazione si ribalta nel settore del commercio all’ingrosso, con il 24,1% delle aziende fondato nel decennio 2001-2010, il 15,3% negli anni 2011-2013 e ben il 28,9% dal 2014 in poi, e nel commercio al dettaglio, con il 32,5% fondato nel decennio 2001-2010, il 17,3% negli anni 2011-2013 e il 23,5% dal 2014 in avanti. Le imprese operanti nella viticoltura sono mediamente più giovani di quelle attive nella produzione di vino ma leggermente più anziane di quelle del commercio, dal momento che sono state fondate nella maggior parte dei casi negli anni ’90 (21,8%) e ’00 (29,7%).

Kollerhof - Vigneti delle Dolomiti IGT 2016 Cucol è il Vino della settimana di Garantito IGP

di Carlo Macchi

Un vino da vigna di tre anni, piantato ad Anterivo a quasi a mille metri, da vitigno PIWI, cioè resistente a oidio, peronospora, etc..


Una scommessa per la viticoltura del futuro, un grande vino oggi.

Naso esplosivo con fiori di sambuco, peperone, lavanda. Bocca fresca, sapida, lunghissima. Bottiglia finita in un amen.


info@kellerei-kollerhof.com

Dagli Oddero un libro per conoscere La Morra e la Langa - Garantito IGP

Di Carlo Macchi

Non sono un sostenitore di quelli che chiamo “autolibri”, cioè quelle pubblicazioni che ogni tanto i produttori autoproducono per dirsi quanto sono stati bravi, come sono bravi a fare vino, quanta storia hanno alle spalle etc. 


Per questo ho accettato quasi con titubanza il libro che gentilmente Cristina Oddero mi ha regalato durante la mia ultima visita in cantina. Di bello aveva le misure contenute e quindi il fatto che non fosse una semplice apologia fotografica, magari bella ma profondamente inutile.Curioso come sono l’ho aperto immediatamente e l’occhio mi è caduto su questa frase “A La Morra, negli anni del Risorgimento si costituì un gruppo di acquisto con altri comuni per ottenere prezzi più vantaggiosi dalle solfatare siciliane.” 


Quindi ero davanti ad un libro di storia, magari locale, ma sicuramente interessante. Quel discorso dello zolfo mi aveva incuriosito e così la sera l’ho aperto e me lo sono letto di un fiato. Il libro di per sé non è enorme e le molte foto d’epoca ne alleggeriscono la lettura: lettura comunque molto interessante perché coniuga la storia della famiglia Oddero con i fatti che hanno colpito o interessato il Piemonte e l’Italia, da praticamente l’inizio del XIX° secolo ai giorni nostri.Alcune pagine ti presentano una situazione contadina che fa riflettere, per esempio quando, sempre riferendosi al periodo rinascimentale , si fa notare che i contadini sparsi nelle varie borgate langarole vivevano costantemente nella paura “ 

Paura della natura per le grandinate terribili che in un attimo distruggevano il raccolto…paura dello Stato che oltre a non assistere i cittadini si faceva vino solo per le tasse e il precetto militare… e paura della Chiesa che alla domenica predicava solamente l’inferno e l’eterna pena e mai il paradiso e la gioia.” Come potete capire c’è di che riflettere su come siano cambiate le cose da allora e in questo libro lo si vede costeggiando la storia della famiglia. Famiglia composta anche da donne, silenziose ma di carattere, a cui viene dedicato un bellissimo capitolo. 


Una parte del libro è scritta dall'attuale patriarca degli Oddero, Giacomo e anche qui ho trovato un tema interessantissimo: di cosa poteva parlare un personaggio che è vissuto sempre nel mondo del vino? 

Naturalmente d’acqua. Giacomo Oddero dedica pagine molto interessanti a quella che lui chiama “la battaglia dell’acqua”. Chi frequenta oggi la Langa non immagina minimamente cosa era appena 50 anni fa: mancavano tante cose ma soprattutto mancava un acquedotto che portasse l’acqua in collina. “Non c’era acqua potabile…si raccoglieva così l’acqua piovana dai tetti, la si convogliava nei pozzi disinfettandola di tanto in tanto con un po’ di calce viva…”.Addirittura non avevano l’acqua per far lavare le mani al dottore dopo la visita, insomma era più facile offrire un bicchiere di vino che d’acqua. Questa situazione inizio a mutare solo nei primi anni Settanta del secolo scorso (sembra lontano ma non sono passati nemmeno 50 anni!) con il Consorzio Acquedotto delle Langhe e delle Alpi cuneesi di cui Giacomo è stato presidente per quasi 20 anni, ma ancora nel 1991 alcuni comuni di Langa non avevano un acquedotto! 


Questa storia dell’acqua che manca nella patria del vino mi ha appassionato, perché presenta in maniera chiara e netta le difficoltà che dovevano superare non molti anni fa i contadini per vivere in quella che adesso sembra un eden enoico. Tutto questo e molto altro (per esempio le belle foto d’epoca) lo potrete trovare in “Oddero, una storica cantina Italiana”, un libro che non si compra in libreria ma solo andando a degustare i buoni vini che Giacomo, Mariavittoria, Mariacristina, Isabella, Pietro e Giacomo giovane (per citare testualmente l’elenco dei familiari a fine libro) producono. Dopo tutto non mi sembra un gran sacrificio!

Oddero, Poderi e Cantine, Fraz. Santa Maria, 28 La Morra (CN). www.oddero.it ,info@oddero.it

Torna Terroir Marche Festival a Macerata dal 20 al 21 maggio 2017

Dopo il successo delle prime due edizioni del 2015 e del 2016, torna Terroir Marche Festival, in programma nei giorni 20 e 21 maggio 2017 a Macerata, organizzato dal Consorzio Terroir Marche in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Macerata e e con il patrocinio della Camera di Commercio di Macerata.


Nato come semplice appuntamento di promozione dei soci del Consorzio Terroir Marche, che riunisce 16 produttori vitivinicoli biologici della regione, già dalla seconda edizione l’evento si è aperto al gemellaggio tra il terroir marchigiano e un terroir europeo, invitando e ospitando per i giorni della fiera alcuni produttori biologici stranieri con i quali sviluppare un rapporto di conoscenza e collaborazione e di valorizzazione delle produzione territoriali di qualità. Così dopo la Mosella (Ecovin Mosel, Germania) già ospite lo scorso anno, ospiti d’onore dell’edizione 2017 saranno alcuni produttori francesi dell’associazione “Artisans-Vignerons de Bourgogne du sud” presenti ai banchi di assaggio e protagonisti del laboratorio di degustazione dedicato.
Ospitato in alcuni degli edifici più affascinanti del centro storico perfettamente conservato della città di Macerata, Terroir Marche Festival prevede spazi espositivi aperti al pubblico (sabato 20 e domenica 21 maggio dalle 11 alle 19), oltre che degustazioni guidate da importanti giornalisti italiani e stranieri su temi di grande interesse enologico – il Rosso Conero, i Verdicchi di Jesi e di Matelica, i Pecorini del Piceno, gli altri vini di zone minori, la Borgogna – e un interessante programma di eventi culturali collaterali di valorizzazione e promozione del territorio che coinvolgeranno cittadini e visitatori anche nei giorni precedenti l’evento principale, come la mostra fotografica “Le Marche di Dondero”, organizzata in collaborazione con la Fototeca di Altidona e la famiglia Dondero, unica raccolta di scatti marchigiani editi dopo la scomparsa del fotografo e che verrà esposta per tutta la durata del festival e come i concerti organizzati nei due giorni dal San Severino Blues Festival, che da decenni promuove la cultura musicale nel territorio marchigiano.  In degustazione ci saranno oltre 150 vini di tre terroir europei (Marche, Borgogna e Mosella). Il biglietto costa 12 euro. 
Sono previsti anche dei laboratori di degustazione (si può accedere solo su prenotazione,info@terroirmarche.it). 

Tra questi, segnaliamo "Il lato scuro dell'Adriatico - Degustazione guidata da Veronica Crecelius" (sabato 20 maggio, ore 11); 

"Il Pecorino in verticale - Degustazione guidata da Simon Woolf" (sabato 20 maggio, ore 15);

La luce e il colore delle Marche: dall'arte al vino andata e ritorno - Degustazione guidata da Armando Castagno e Monica Coluccia" (sabato 20 maggio, ore 17);

"La Borgogna del sud nei vini degli Artisans-Vignerons - Degustazione guidata da Giampaolo Gravina" (domenica 21 maggio, ore 11); 

"Castelli di Jesi e Matelica: territori da bere tutti i giorni - Degustazione guidata da Alessio Pietrobattista" (domenica 21 maggio, ore 15)

I soci attuali di TerroirMarche sono Aurora (Offida - Ascoli Piceno); Fiorano (Cossignano - Ascoli Piceno); La Distesa (Cupramontana - Ancona); La Marca di San Michele (Cupramontana - Ancona); Pievalta (Maiolati Spontini - Ancona): Paolini & Stanford Winery (Offida - Ascoli Piceno); Pantaleone (Ascoli Piceno); Vigneti Vallorani (Colli del Tronto - Ascoli Piceno); La Valle del Sole (Offida - Ascoli Piceno); Di Giulia (Cupramontana - Ancona); Liana Peruzzi (Monteroberto - Ancona); Col di Corte (Montecarotto - Ancona); Az. Antonio Failoni (Staffolo - Ancona); Az. Moroder (Conero - Ancona); Az. Malacari (Conero - Ancona); Az. Cavalieri (Matelica - Macerata).

Centopassi - Catarratto 2012 è il Vino della Settimana di Garantito IGP

di Roberto Giuliani

Centopassi fa parte di Libera Terra, è una cooperativa vitivinicola che produce vino dalle terre sequestrate alla mafia. 


Questo Catarratto è uscito tre anni fa, era già buono, ma ora è buonissimo! Salmastro, quasi salato, fruttatissimo, succoso, avvolgente, lunghissimo. Cercatelo e fatene scorta.

Il Langhe Freisa 2015 di Beppe “Citrico” Rinaldi: un vino dal cuore immenso - Garantito IGP

di Roberto Giuliani
Se ne parla davvero poco, eppure la freisa è uno dei vitigni piemontesi più antichi, le leggi di mercato, ma anche la scarsa promozione dei vini ottenuti da questa varietà, ne hanno ridotto fortemente la diffusione, un tempo abbondante anche in Lombardia e Veneto.
Già nel 1517 era presente nelle tariffe doganali di Pancalieri come “fresearum”, mentre nel 1606 il gioielliere e bottigliere di casa Savoia Giovanni Battista Croce fa una descrizione accurata del vino Freisa. Nel 1692 a Neive Pietro Francesco piantava freisa in un fossale del Brichetto. Nel 1760 vengono acquistate barbatelle di freisa presso la cantina di Lu. Nel 1799 il conte Nuvolone la descrive nel “Calendario Georgico della Società Agraria di Torino”. A fine ‘800 il grande ampelografo piemontese Giuseppe di Rovasenda la include nel suo archivio ampelografico.


Recentemente le ricerche scientifiche effettuate dal team di Anna Schneider, attraverso lo studio del Dna, hanno evidenziato la stretta parentela tra freisa e nebbiolo, stabilendo una somiglianza nel patrimonio genetico superiore all’85%. Per tutte queste ragioni, e non solo, Beppe Rinaldi produce da sempre questa Freisa con estrema convinzione, non è un vino secondario ma unico e inimitabile, la cui storia va preservata. Subisce fermentazione con i lieviti indigeni, dimora per circa 7-8 mesi in botti di rovere, pochissima solforosa prima di imbottigliare, punto.


Poi parla il vino nel calice, che manifesta un colore rubino intenso con riflessi granati al bordo e un profumo fitto di rosa, lampone, amarena, fragolina di bosco, spunti di sottobosco e pepe, leggero vegetale maturo.L’attacco al palato è coinvolgente, fresco e pieno di energia, succoso, con un tannino elegante e una nota terrosa bellissima con chiusura di liquirizia, ciliegia e cacao. Un bellissimo vino, capace anche di lungo invecchiamento. Chi non conosce questa Freisa farebbe bene a colmare la lacuna, anche perché si può trovare facilmente attorno ai 15 euro.

Azienda Agricola Rinaldi Giuseppe
Via Monforte, 3 – 12060, Barolo (CN)
Tel. 0173 56156

Il mercato della FIVI arriva a Roma il 13 e 14 maggio 2017!!

Sabato 13 e domenica 14 maggio 2017 al Salone delle Fontane all’Eur, oltre 200 vignaioli aderenti alla FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti saranno i protagonisti del Mercato dei Vini di Roma. Non un semplice banco d’assaggio, ma un vero e proprio mercato in pieno stile FIVI dove fondamentale è l’incontro e la condivisione. Due giorni dove il pubblico potrà incontrare vignaioli provenienti da tutta Italia, dialogare con loro, assaggiare i loro vini e acquistarli. A questo scopo saranno a disposizione cestini e carrelli.


La scelta di fare un secondo Mercato a Roma – dice Matilde Poggi, presidente FIVI – nasce dalla volontà della Federazione di coinvolgere sempre più i produttori del sud d’Italia e dalla volontà di creare un’occasione di incontro tra i vignaioli stessi e gli appassionati del Mezzogiorno che magari non sono riusciti a partecipare a quello di Piacenza. Ci auguriamo che lo stesso spirito di festa e condivisione che si è respirato lì a novembre invada anche il Salone delle Fontane”.

Aziende presenti:
Abruzzo
Francesco Cirelli, Te
Podere Della Torre, Pe

Basilicata
Camerlengo, Pz
Grifalco, Pz

Calabria
Casa Comerci, Vv
Tenute Pacelli, Cs

Campania
Alexia Capolino Perlingieri, Bn
Antico Castello, Av
Cantine Dell’ Averno, Na
Cantine Matrone, Na
Casa Di Baal, Sa
Il Tufiello, Av
Luigi Maffini, Sa
Montevetrano, Sa
Mustilli, Bn
Pierluigi Zampaglione, Av

Emilia Romagna
Ancarani, Ra
Marta Valpiani, Fc
Tenuta La Piccola, Re
Terraquilia, Mo
Terre Di Macerato, Bo

Friuli Venezia Giulia
Aquila Del Torre, Ud
Bessich Vini, Pn
Blazic Franco, Go
Cecchini Marco, Ud
Ferlat Silvano, Go
Flaibani, Ud
Korsic Rodolfo, Go
Lis Fadis, Ud
Murva Di Renata Pizzulin, Go
Rive Col De Fer, Pn
San Lurins, Go
Stella, Go
Tarlao, Ud
Villa Job, Ud

Lazio
Alberto Giacobbe, Fr
Casale Certosa, Rm
Colacicchi Anagni, Fr
De Sanctis Luigi, Rm
Mottura Sergio, Vt
Piana Dei Castelli, Rm
Riccardi Reale, Rm
Trebotti, Vt

Liguria
Visamoris, Im

Lombardia
Alessio Brandolini, Pv
Arpepe, So
Calatroni, Pv
Castello Di Stefanago, Pv
Corte Fusia, Bs
Dal Verme Camillo E Filippo, Pv
Frecciarossa, Pv
La Rocchetta, Pv
Martilde, Pv
Milanesi Stefano, Pv
Noventa, Bs
Padroggi Luigi E Figli, Pv
Padroggi Luigi E Figli, Pv
Picchioni Andrea, Pv
Pietro Torti, Pv
San Cristoforo, Bs
Tenuta Belvedere, Pv

Marche
Alessandro Moroder, An
Angeli Di Varano, An
Broccanera, An
Cameli Irene, Ap
Cantina Bastianelli, Fm
Cantina Santori, Mc
Cignano, Pu
Col Di Corte, An
Conventino Monteciccardo, Pu
Di Giulia, An
Emanuele Dianetti, Ap
Fiorano, Ap
La Calcinara, An
La Valle Del Sole, Ap
Pantaleone, Ap
Pesaresi Casa Vinicola, An
Ps Winery, Ap
Tenuta San Marcello, An
Vigneti Bonaventura, Ap
Vigneti Vallorani, Ap
Vittorini, Fm

Molise
Claudio Cipressi, Cb

Piemonte
Anna Maria Abbona, Cn
Beppe Bocchino Giuseppe, At
Ca’ Di Caire’, Cn
Ca’ Richeta, Cn
Cascina Barisel, At
Cascina Boccaccio, Al
Cascina Gentile, Al
Cascina I Carpini, Al
Cascina Montariolo, Al
Cerutti, At
Ciabot Berton, Cn
Fratelli Aimasso, Cn
Rosso Francesco, Cn
Tenuta Grillo, Al
Tenuta Il Falchetto, Cn
Tenuta Santa Caterina, At
Vigneti Boveri Giacomo, Al

Puglia
Agricole Pietraventosa, Ba
Cantine Carpentiere, Ba
Franco Di Filippo, Bt
Gianfranco Fino, Ta
L’astore Masseria, Le
Lama Di Rose, Ta
Masciullo, Br
Mazzone, Ba
Morella, Ta
Tenuta Patruno Perniola, Ba

Sardegna
Tenuta Muscazega, Ot

Sicilia
Baronia Della Pietra, Ag
Cantina Gurrieri, Rg
Fenech Francesco, Me
Feudo Ramaddini, Sr
Porta Pantalica, Sr
Spadafora Dei Principi Di Spadafora, Pa

Toscana
Casale, Si
Casina Di Cornia, Si
Castaldi, Pi
De Vinosalvo Vignaioli, Gr
Fabiani, Gr
Fabio Motta, Li
Fattoria Casa Sola, Fi
Fattoria Di Poggiopiano, Fi
Guado Al Melo, Li
Il Calamaio, Lu
Il Civettaio, Gr
Istine, Si
L’apparita, Gr
La Querce, Fi
La Salceta, Ar
Le Cinciole, Fi
Le Verzure Di Villa Antonella, Si
Michele Satta, Li
Monte Isi, Si
Montenero, Gr
Morandiwine, Ar
Mulini Di Segalari, Li
Muralia, Gr
O.T. Società Agricola, Pi
Palazzo Di Piero, Si
Pietro Beconcini, Pi
Pieve De Pitti, Pi
Podere Alberese, Si
Podere Albiano, Si
Podere Dell’anselmo, Fi
Podere Di Pomaio, Ar
Podere La Madia, Ar
Podere Nannini, Li
Podere Ranieri, Gr
Podere Riparbella, Gr
Pomona, Si
Sassotondo, Gr
Simona Ceccherini, Gr
Solatione, Fi
Tenuta Di Valgiano, Lu
Tenuta Lenzini, Lu
Terenzuola, Ms
Vallone Di Cecione, Fi

Trentino Alto Adige
Balter, Tn
Bellaveder, Tn
Cesconi, Tn
De Vescovi Ulzbach, Tn
Fratelli Pisoni, Tn
Grigolli Bruno, Tn
Maso Bergamini, Tn
Maso Thaler, Bz
Tenuta Baron Longo, Bz
Zanotelli, Tn

Umbria
Cantina Bartoloni, Pg
Castello Di Montegiove, Tr
Heart Of Italy, Pg
La Casa Dei Cini, Pg
Madonna Del Latte, Tr
Palazzone Azienda Agricola, Tr
Santo Iolo, Tr

Valle D’aosta
Pavese Ermes, Ao

Veneto
Antolini Pier Paolo E Stefano, Vr
Bele Casel, Tv
Bellese Giacomo E Enzo, Tv
Borgo Stajnbech, Ve
Bresolin Enrico, Tv
Ca’ Rovere, Vi
Cantina Vintinove, Ve
Cascina Mondator, Vr
Coali-Tenuta Savoia, Vr
Col Del Lupo, Tv
Davide Vignato, Vi
De Bacco Pietro, Bl
Firmino Miotti, Vi
Follador Francesco, Tv
Graziano Pra’, Vr
La Dama, Vr
Le Fraghe, Vr
Malibran, Tv
Marco Sambin, Pd
Massimago, Vr
Mattiazzo Leo, Tv
Mizzon, Vr
Montecariano, Ve
Monteversa, Pd
Pieropan, Vr
Quota 101, Pd
Rosanatale, Tv
Tessari, Vr
Valentina Cubi, Vr
Zyme’, Vr


Orari:
dalle 11.00 alle 19.00.

Ingresso:
€ 15.00 giornaliero (ridotto per soci AIS – FIS – FISAR – ONAV – AIES e SLOW FOOD)

Le Ragnaie: la storia di Riccardo Campinoti attraverso dieci anni del suo Brunello di Montalcino

Me lo ricordo bene il 2007, era l'anno in cui spesso da Roma, via autobus, partivo in direzione Siena dove mi aspettava Davide Bonucci e il suo neocostituito Enoclub Siena composto da un manipolo di goliardici appassionati di vino che si riunivano, almeno una volta al mese, per partecipare a degustazioni memorabili in tutta la provincia senese. Tra i primi soci dell'Enoclub c'era anche Riccardo Campinoti, allora sconosciuto produttore di Brunello, che tutti noi ammiravamo e seguivamo con passione cameratesca perchè cinque anni prima, nel 2002, aveva acquistato a Montalcino un agriturismo, chiamato Le Ragnaie, che fino ad allora produceva un sangiovese che gravitava nell'anonimato.


Le Ragnaie oggi - Foto: Booking.it

Riccardo, in questi dieci anni, ha portato una vera e propria rivoluzione all'interno della sua azienda dove tante cose sono cambiate sia in termini strutturali sia, soprattutto, in termini di qualità del vino prodotto che rispetto al passato ha fatto notevoli passi in avanti grazie all'aiuto di Maurizio Castelli anche se, bisogna sottolinearlo mille volte, oggi il Rosso e il Brunello di Montalcino de Le Ragnaie non sarebbero al vertice dell'enologia ilcinese senza l'apertura mentale e il palato sopraffino dello stesso Campinoti che frequentemente gira tra Chianti Classico, Langhe e Borgogna al fine di confrontarsi con i vini di questi splendidi terroir che, senza dubbio, hanno condizionato, più o meno consapevolmente, la sua filosofia produttiva.

Riccardo Campinoti - Foto:grapecollective.com

Le Ragnaie oggi sono una realtà affermata e consolidata all'interno dell'areale di Montalcino con i suoi 28 ettari di uliveti e vigneti condotti in regime rigorosamente biologico. In particolare, le vigne del Campinoti, 100% sangiovese, sono localizzate in tre diversi terroir di Montalcino ovvero:

Le Ragnaie: nella zona centrale di Montalcino, hanno un'età che varia dai 5 ai 40 anni e sono piantati su terreni nella zona centrale del comprensorio, con esposizione a sud-ovest, in direzione del mare. Le vigne hanno un’altitudine che varia tra i 530 e i 600 metri s.l.m. (tra le più alte del comprensorio) e sono divise in cinque parcelle: Vigna Vecchia (impianto del 1968), Vigna Fonte (la più alta, raggiunge i 610 metri s.l.m.), Cappuccini (la più grande, 2.3 ettari), Cappuccini Bassa (la più piccola, circa 0.5 ha) e Vigna Lago.


Petroso: il Cru si estende su una superficie di 1 ettaro a ridosso del centro abitato di Montalcino, lungo la strada di Scarnacuoia, una delle zone da più tempo usata per la coltura della vite. Il vigneto si trova ad un’altezza di 380 mt ed è circondato da un bosco. Intorno al Podere del Petroso sono ancora visibili i vecchi terrazzamenti che saranno presto ripristinati.



Castelnuovo dell’Abate: nella parte sud-est del comprensorio di fronte al Monte Amiata i vigneti, situati nella zona della vecchia cava d’onice e lungo la strada delle Misericordie, si dividono in due parcelle di uguale estensione (circa un ettaro) e altitudine (circa 400 metri s.l.m.) ovvero Vigna Fornace e Vigna Loreto.



Fatta questa (lunga) premessa penso sia chiaro il mio orgoglio quando, durante l'ultimo Sangiovese Purosangue, Riccardo è stato invitato a presentare la sua prima verticale di Brunello di Montalcino declinata nei due Cru "Vigna Vecchia" e "Fornace" a partire dall'annata 2007.

Ecco come è andata!

Brunello di Montalcino "Vecchie Vigne" 2007: l'annata calda, salvata solo da un fine maggio caratterizzato da abbondanti piogge che hanno ridato un po' di fiato alle viti già in stress dall'inverno, regala un sangiovese pronto ma al tempo stesso austero, elegante e densamente minerale. Bocca di pari espressività che chiude con gustosa persistenza sapida.

Brunello di Montalcino "Fornace" 2007: un Cru come il Fornace, soprattutto nelle annate non propriamente fredde, dà vita sempre ad un sangiovese più pacioccone e rotondo dove la frutta rossa e le spezie fanno da contorno ad un sorso decisamente più pronto e voluttuoso del V.V.

Foto: Doctor Wine
Brunello di Montalcino "Fornace" 2008: l'annata a Montalcino non è stata per nulla facile visto che al caldo e alla siccità iniziale si è aggiunta, a metà settembre, la pioggia che ha reso la vendemmia una vera scommessa contro il tempo. Riccardo Campinoti, nonostante tutto, è riuscito a limitare i danni e la sua bravura la possiamo riscontrare in questo Fornace dotato di struttura sottile e profumi raffinati dove è possibile trovare l'agrume rosso e i frutti di bosco. Davvero un gran bel sangiovese. P.S.: il V.V. 2008 doveva esserci ma pare che il corriere abbia, come dire, smarrito le bottiglie.......

Brunello di Montalcino "Vecchie Vigne" 2009: l'annata a due facce, fredda fino a giugno e calda fino alla vendemmia, a Montalcino ha creato divergenze qualitative importanti a seconda del terroir di appartenenza delle varie aziende. Questo V.V., senza dubbio, rientra tra le indiscusse eccellenze di questo millesimo dotando questo Brunello di Montalcino di un corredo aromatico luminoso e coeso dove ho ritrovato la lavanda, il timo, la scorza di arancia e l'austera mineralità rossa che caratterizza da sempre questo Cru. Sorso armonico che sviluppa un corpo misurato e ben supportato, nel finale, da una chiusura sapida che fatica ad esaurirsi nel breve tempo. P.S.: il Fornace 2009 non è stato prodotto in questo millesimo.


Brunello di Montalcino "Fornace" 2010: l'annata è di quelle che a Montalcino giudicano eccezionali e noi, da "profani", non possiamo che prenderne atto anche se questo Fornace, dalla matassa odorosa che si dipana tra frutta rossa e fresca balsamicità, mi sembra leggermente indietro e più chiuso rispetto ai suoi colleghi precedenti. C'è ancora tanta carne al fuoco da svelare ma bisognerà pazientare ancora qualche anno per capire realmente di che stoffa è fatto.

Brunello di Montalcino "Vecchie Vigne" 2010: mi ricordo, durante Benvenuto Brunello 2015, che in molti, compreso il sottoscritto, erano rimasti meravigliati e in parte soggiogati dalla bontà di questo sangiovese in purezza che oggi, a distanza di due anni, ritrovo perfettamente coerente con un naso di grande fascino dove, ad un primo e suadente attacco floreale, seguono sensazioni di cola, ribes, mora, rabarbaro e importanti squilli di terra rossa. Al sorso è complesso e profondo e regala simmetrie gustative da cavallo di razza.


Brunello di Montalcino "Fornace" 2011: l'annata non facile, viste le tante ondate di calore che hanno investito Montalcino soprattutto durante l'estate, ha regalato vino pronti e di grande struttura e questo Cru non fa certamente eccezione anche se le sue genetiche morbidezze sono ben dosate e non si impadroniscono della scena grazie ad un ottimo contraltare acido-sapido. Un sangiovese di pancia che, fortunatamente, non sconta buffi alcolici e che oggi è un ottimo alleato per le tavole della domenica italiana.


Brunello di Montalcino "Vecchie Vigne" 2011: Riccardo lo ha paragonato, con un sorriso, ad un vino che sembra prodotto nel Rodano e non posso che dargli ragione visto che, in maniera decisamente inconsueta, questo Brunello vira su note mediterranee dove il pepe e le erbe aromatiche la fanno da padrone. Sorso ricco, intenso, balsamico e dotato di chiusura sapida.


Brunello di Montalcino "Fornace" 2012: un'altra annata calda, anche se decisamente meno scontrosa della precedente, domata decisamente meglio da Riccardo visto che tutte le componenti del vino, sia aromatiche che gustative, sembrano essere modulate, anche se alla massima potenza, da un grande equalizzatore virtuale che tiene a freno l'anima scalpitante di questo Fornace che stupisce per solidità e prospettive future.

Brunello di Montalcino "Vecchie Vigne" 2012: l'austera eleganza del V.V. viene ulteriormente amplificata da questo millesimo che riesce a donare a questo Brunello di Montalcino una ricca dotazione aromatica di violetta, lavanda e ribes a cui seguono infinite sfumature minerali e ferrose. Bocca giovanissima e di giuste proporzioni dove il tannino ancora graffia il palato donando tensione e dinamismo. Bello, come sempre, il finale sapido, quasi salino, col quale il vino ci saluta in attesa del prossimo sorso.

Foto: iltaccuvino.com

Origini 2015 di Cantine del Castello Conti è il Vinerdì di Garantito IGP


Nebbiolo, croatina, vespolina, uva rara, barbera e altre varietà rosse autoctone dell'Alto Piemonte, rigorosamente allevate secondo il sistema a "Maggiorina" creano un'alchimia enologica unica ed irripetibile dando vita ad un vino dall'equilibrio sopraffino e dalla bevibilità prorompente. 

http://www.castelloconti.it/origini

La verticale storica del Chianti Classico Lamole di Lamole - Garantito IGP

A Lamole ci devi arrivare coscientemente, non ci passi per caso e, per giungere a destinazione, con la fidata automobile devi percorrere una strada stretta che si inerpica tra le colline del Chianti Classico attraverso paesaggi boschivi, quasi montani, che appartengono più a gnomi e fate piuttosto che a piante di vitis vinifera che in certi momenti dell'anno si confondono con il viola dei giaggioli in fiore.

giaggiolo
Pendenze importanti, tra il 30% e il 50%, che nel corso del tempo hanno costretto gli agricoltori della zona a realizzare veri e propri terrazzamenti dove piantare il "mitico" "sangiovese grosso di Lamole" le cui caratteristiche organolettiche, definite anche dall'altitudine media dei vigneti che si aggira attorno ai 500 metri s.l.m., hanno reso famoso questo vino nella storia visto che, già nel 1800, questo fazzoletto di territorio toscano veniva indicata da pubblicazioni dell'epoca come una delle "culle" del Chianti di qualità.



Lamole, con la sua piccola chiesa romanica dedicata a San Donato (13° sec.), deve il suo nome probabilmente all'antica parola latina lamulae” ovvero da quelle "lame" di terra che da sempre contraddistinguono il suolo di questo areale contraddistinto in larga parte dal caratteristico “macigno chiantigiano”, composto di alberese e galestro, ricco di manganese e ferro, ma molto permeabile, costringendo così la vite a cercare in profondità l’acqua per il proprio nutrimento acquisendo contemporaneamente un ricco patrimonio minerale. 

Lamole di Lamole, che dal 1993 fa parte del gruppo Santa Margherita, tra le sette operanti nel territorio è sicuramente l'azienda più grande vantando circa 57 ettari di vigneti (esposizione sud-ovest) dove, oltre a sua maestà il sangiovese, sono stati piantati nel tempo sia vitigni autoctoni come canaiolo, malvasia nera e trebbiano toscano (usato solo per vin santo) che vitigni internazionali come cabernet sauvignon, merlot, petit verdot ed alicante. 


Vigneti
Al'interno di questo variegato parco ampelografico il vigneto di Campolungo (9,5 ha divisi tra sangiovese e vecchie vite di cabernet sauvignon) rappresenta il vero e proprio cru aziendale attorno al quale si distribuiscono tutti gli altri vigneti che prendendo nomi molto usati in queste colline grevigiane:  Il Prato, Le Masse, Il Piano, Rinaldi (area Lamole), come pure Tordela, Crespine, Paladino e Mazzoli (Salcetino).

Da qualche anno, grazie all'opera di Loris Vazzoler e del suo staff, tutto il patrimonio agronomico dell'azienda (vigneti ed uliveti) sta virando verso una progressiva conversione al biologico che sta avvenendo sia attraverso l'eliminazione dei prodotti di sintesi sia riducendo l'uso rame e zolfo a favore di nuove pratiche atte a favorire l'inerbimento, l'uso di compostaggi naturali e il riuso delle materie prime come, ad esempio, la frantumazione dei tralci che, usati assieme alle vinacce, possono diventare nuovi fertilizzanti per il terreno.



Se il nuovo polo produttivo di Greti in Chianti, inaugurato nel 2015, rappresenta il futuro dell'azienda, è senza dubbio la cantina storica di “Lamole di Lamole”, originariamente un vecchio magazzino del Castello di Lamole risalente al 1300, a legare ancora l'azienda al suo passato e al suo presente visto che ancora oggi è usata per sia affinare parte del vino sia come Vinsantaia. In particolare, al piano superiore sono collocate le grandi botti di legno (mediamente 30 hl) usate per la maturazione del Chianti Classico "Vigneto Campolungo" e, per ora, l'unicabotte “a uovo” da 22 hl usata per alcune sperimentazioni sul sangiovese. Al piano inferiore, invece, troviamo le barrique utilizzate per affinare cabernet sauvignon, merlot e una parte di sangiovese. Qui, inoltre, sono conservate le bottiglie storiche dell’azienda tra cui un Lamole di Lamole del 1966.



Dopo questo bel giro entriamo nella bella ed ampia sala di degustazione dove troviamo già i bicchieri pronti per l'interessante verticale storica di Lamole di Lamole che dal 1987 arriverà fino a i giorni nostri. Un modo, semplice e diretto, per capire come nel tempo si è evoluto il concetto di sangiovese prima e dopo l'avvento Santa Margherita. 

Via, si parte!

Lamole di Lamole - Chianti Classico 1987 (sangiovese 90%, canaiolo 5%, trebbiano toscano/malvasia bianca 5%): da uve provenienti da vigneti del 1945 (allevamento ad alberello) e del 1982 nasce un vino di notevole limpidezza e sontuosità grazie ad una dotazione aromatica che ricorda la prugna, la ciliegia matura, il legno aromatico e la cola. Bocca giovanissima, nonostante i 30 anni, grazie all'apporto dell'uva bianca che garantisce freschezza e progressione. Finale sapido, interminabile. Nota tecnica: vinificazione separata delle cultivar con fermentazione in tini tronco-conici a una temperatura fra i 28 e i 32°C (per le varietà rosse) per un periodo di circa 25 giorni. Vinaccia pressata con torchio e pressa meccanica. Al termine della vinificazione il vino è stato posto a maturare in botti di legno di rovere e ciliegio da 25 e 63 hl per circa 14 mesi. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia. Dati analitici: alcol svolto: 12,67%; pH: 3,37; Acidità Totale: 6,1 grammi/litro; Estratto non riduttore: 25,7 grammi/litro


Credit: Civiltà del Bere
Lamole di Lamole - Chianti Classico Riserva 1993 (sangiovese 93%, canaiolo 5%, trebbiano toscano 2%): le uve provenienti dai vigneti il Prato e Campolungo (1982) danno origine ad un Chianti Classico che odora di iris appassito, ribes e spezie orientali. Sorso austero, di lodevole struttura e densità dove risalta il fine tannino e la lunga scia minerale in chiusura.  Nota tecnica: vinificazione separata delle tre cultivar con fermentazione in acciaio all’aperto, senza temperatura controllata, ed estrazione parte fenolica con frequenti rimontaggi. La macerazione sulle bucce è durata poco più di due settimane, una settimana in meno rispetto alla media del decennio precedente. Al termine della vinificazione il vino viene posto dapprima per un periodo di qualche mese in acciaio e poi a maturare in botti di rovere da 25 e 63 hl per circa 2 anni. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia. Dati analitici: alcol svolto: 12,97%; pH: 3,41; Acidità Totale: 5,9 grammi/litro; Estratto non riduttore: 26,6 grammi/litro

Lamole di Lamole - Chianti Classico 1997 (sangiovese 100%): passiamo a questo sangiovese in purezza che, in annata mite e scarsamente piovosa, risulta estremamente complesso in quanto sciorina toni scuri di grafite, terra bagnata, ciliegia sotto spirito, viola e iodio. Sorso caldo, solido, di buon equilibrio e con una sapidità di fondo estremamente piacevole. Nota tecnica: la vinificazione viene effettuata per la prima volta nella nuova cantina di Lamole con metodo Ganimede e vinificazione tradizionale con rimontaggi con macerazione sulle bucce di circa due settimane. Al termine della vinificazione il vino viene posto dapprima per un periodo di nove mesi in acciaio e poi a maturare in botti di rovere asciate da 25, 63 e 110 hl per poco più di 1 anno. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia. Dati analitici: alcol svolto: 12,74%; pH: 3,44; Acidità Totale: 5,3 grammi/litro; Estratto non riduttore: 24,7 grammi/litro.

Lamole di Lamole - Chianti Classico 1997 Riserva (sangiovese 100%): rispetto al precedente l'ampiezza aromatica si fa più profonda e austera grazie ad un quadro olfattivo dove rabarbaro, prugna secca, macis e iris si confondono a più evidenti note di carattere minerale. Il sorso conferma la grandiosità di questo vino dove la sapidità impera, i tannini sono fitti e perfettamente integrati e la lunga persistenza, fruttata e minerale, gioco un ruolo caratterizzante e indimenticabile. Nota tecnica: al termine della vinificazione il vino viene posto dapprima per un periodo di nove mesi in acciaio e poi a maturare in botti di rovere asciate da 25 e 63 per poco più di 2 anni. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia. Dati analitici: Alcol svolto: 13,07%; pH: 3,41; Acidità Totale: 5,9 grammi/litro; Estratto non riduttore: 26,6 grammi/litro.

Lamole di Lamole - Chianti Classico 2006 (sangiovese 90%, canaiolo e malvasia nera): passano dieci anni e il vino sembra assumere una nuova veste, più concentrata e solida, dove tornano prepotenti le sensazioni territoriali di iris e frutta rossa croccante che ben si fondono all'interno di un palato ricco e setoso che precede una lunga scia sapida che si dipana tra ricordi di spezie dolci e liquirizia. Nota tecnica: vinificazione separata delle cultivar con fermentazione in vasche di acciaio di piccole dimensioni a temperatura controllata fra i 24 e i 28°C per un periodo di 12 giorni. Al termine della vinificazione il vino è posto dapprima in acciaio per circa 9 mesi e quindi a maturare in botti di legno di rovere da 25 e 63 hl per circa 15 mesi. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia. Dati analitici: Alcol svolto: 13,21%; pH: 3,51; Acidità Totale: 5,2 grammi/litro; Estratto non riduttore: 27,3 grammi/litro

Lamole di Lamole - Chianti Classico Riserva 2006 (sangiovese 90%, canaiolo e malvasia nera): rispetto alla versione "base" ha un impatto aromatico più ricco e perentorio dove ritrovo la frutta rossa matura in tutte le sue espressioni e meno la parte floreale che viene rimpiazzata da sensazioni più scure di liquirizia e scatola di sigari. Al sorso questo Chianti Classico Riserva non delude per coerenza e complessità. Un vino di stile e personalità che strizza l'occhio all'estero. Nota tecnica: Al termine della vinificazione il vino è posto dapprima in acciaio per circa 9 mesi e quindi a maturare in botti di legno di rovere da 25 e 63 hl per circa 28 mesi. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 9 mesi in bottiglia. Dati analitici: Alcol svolto: 14,05 %; pH: 3,51; Acidità Totale: 5,2 grammi/litro; Estratto non riduttore: 27,3 grammi/litro.

Lamole di Lamole - Chianti Classico 2011 Riserva (sangiovese 90% e altre uve locali): quanta gioventù in questo vino ancora scalpitante attraversato continuamente da solidi profumi di marasca, prugna, spezie dolci e giaggiolo. Al palato mostra struttura, sapidità e una carica tannica di buona estrazione. Finale dai lunghi respiri fruttati e speziati. Nota tecnica: vinificazione separata delle cultivar con fermentazione in vasche di acciaio di piccole dimensioni a temperatura controllata fra i 24 e i 28°C per un periodo di 10 giorni. Per il sangiovese si procede a fermentazione differita (metodo Lamole). Al termine della vinificazione il vino è posto dapprima in acciaio per circa 9 mesi e quindi a maturare in botti di legno di rovere da 25 e 63 hl per circa 25 mesi. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia. Dati analitici: Alcol svolto: 13,75 %; pH: 3,45; Acidità Totale: 5,8 grammi/litro; Estratto non riduttore: 28,1 grammi/litro



Lamole di Lamole - Chianti Classico 2012 (sangiovese 90% e altre uve locali): da un'annata decisamente complicata per via del caldo e della siccità nasce un Chianti Classico molto tradizionale dove la sensazione territoriale prende le forme di una cesta di iris in fiore e della classica ciliegia del sangiovese grosso di Lamole.  Equilibrato e succoso ha la sua forza nella scorrevolezza di beva. Ottimo come compagno di tavole imbandite. Nota tecnica: la vinificazione viene effettuata con macerazione di circa 7-10 giorni e temperatura controllata fra i 24°C e i 28°C con microssigenazione. Al termine della vinificazione il vino viene posto dapprima per un periodo di sei mesi in acciaio e poi a maturare in botti di rovere da 30 hl per circa 15 mesi. Segue assemblaggio e affinamento di almeno 6 mesi in bottiglia. Dati analitici: Alcol svolto: 45%; pH: 3,41; Acidità Totale: 5,9 grammi/litro; Estratto non riduttore: 27,6 grammi/litro.