Decennale Winesurf: domenica 15 maggio tutti a Calenzano

Manca un giorno al Decennale di Winesurf, che si svolgerà domenica 15 maggio (orario 10-19) all’Hotel Delta a Calenzano (50 metri dall’uscita della A1) e il numero di cantine partecipanti sta raggiungendo livelli da capogiro. Oltre 200 grandi cantine da tutta Italia con centinaia e centinaia di vini in degustazione.


Ma come è strutturata la manifestazione? Eccovi una breve ma succosa presentazione.

LE GRANDI SALE DI DEGUSTAZIONE

Ad oggi oltre 200 cantine da tutta Italia hanno aderito con oltre 450 etichette: un mare di grandi vini italiani sarà quindi a disposizione degli appassionati nelle Grandi Sale di Degustazione.

LA SALA DEGLI AMICI DI WINESURF

Cinque consorzi amici, Nebbioli Alto Piemonte, Soave, Chianti Classico, Denominazione San Gimignano e Gavi  avranno una Sala  di Degustazione a loro dedicata, dove presenteranno i vini dei consorziati. Quindi molte altre etichette in degustazione e possibilità di avere informazioni su vini, territorio, particolarità aziendali, etc.

FINALE NAZIONALE DI ENOCUP

In una sala apposita si svolgerà la finale di Enocup, Il Campionato Italiano di degustazione online-onwine, che vedrà arrivare squadre da ogni parte d’Italia per risposndere ad una serie di quesiti su vini rigorosamente bendati e diventare i nuovi campioni della manifestazione. I bicchieri per la finale verranno messi a Disposizione da AIS, Associazione Italiana Sommelier, Toscana.

GLI INCONTRI-LABORATORIO  

Si terranno due importanti incontri-laboratori a cui parteciperanno tre grandi produttori che in questi dieci anni hanno sempre ottenuto altissimi punteggi nella nostra guida vini.
Il primo incontro-laboratorio si svolgerà alle 13 e sarà sul tema “I bianchi italiani devono essere bevuti giovani?”: vi parteciperanno tre grandi produttori in rappresentanza di altrettante zone enologiche “bianchiste” d’Italia.
Ci sarà Gianfranco Gallo, titolare di Vie di Romans che metterà in degustazione il suo Flors di Uis addirittura del 1990. La seconda cantina sarà Colonnara, cooperativa particolarissima che da sempre produce Verdicchio dei Castelli di Jesi di grande serbevolezza, con il loro Cuprese 2003 in magnum. Il terzo produttore sarà Pasqualino Di Prisco che rappresenterà l’Irpinia con il suo Greco di Tufo Pietra Rosa 2013.
Il secondo incontro-laboratorio si terrà alle 15.00, e si intitolerà “Dove i giovani produttori di Nebbiolo stanno portando il Nebbiolo”.  Interverranno Alfio Cavallotto di Cavallotto che presenterà il suo Barolo Vigna San Giuseppe Riserva 2006, Fabio Alessandria per Comm. G.B. Burlotto con il Barolo Acclivi 2006 e Enrico Dellapiana per Rizzi con il Barbaresco Boito 2006.

La partecipazione a questi due laboratori non è compresa nel biglietto d’ingresso. Visto che i posti per sono limitati a 35, per iscriversi (costo 10 euro) vi conviene inviare una mail a redazione@winesurf.it. Anche per questi due eventi i bicchieri verranno messi a disposizione dall’AIS Toscana.

Vi ricordiamo che l’ingresso alle Grandi Sale di Degustazione alla Sala degli Amici di Winesurf, comprensivo del calice di degustazione, è stato fissato  15 Euro ma per i soci AIS, FISAR, FIS, ASPI, ONAV e Slow Food  muniti di tessera valida è previsto il prezzo speciale di 10€.

Ed eccovi l’elenco delle cantine partecipanti divise per regioni. Come vedrete si tratta di una lista incredibilmente ampia e variegata, che non può non stuzzicarvi.

ELENCO AZIENDE  PARTECIPANTI

PIEMONTE
Mauro Sebaste
Braida
Ciabot Berton
Cavallotto
Comm. G.B. Burlotto
Rizzi
Paride Chiovini
Mossio
Cascina del Monastero
Malvirà
Produttori del Barbaresco
Negretti
Nicola Bergaglio
Boroli
La Torretta
Silvano Bolmida
Grimaldi Bruna
Poderi Colla
Clavesana
Palladino
Fratelli Alessandria
Fenocchio
Orlando Abrigo
Antichi poderi dei Gallina
Antoniolo
Mazzoni
Castaldi
Michele Reverdito
Pertinace
Barale
Cascina Garitina

TOSCANA
Montevertine
Fattoria dei Barbi
Alessandro Tofanari
Istine   
Il Colle di Carli
Roccapesta
Col d’Orcia
Le Potazzine
Collemattoni
Villa Pomona
Poderi Boscarelli
Fattoria Santa Lucia
Canalicchio di Sopra
Coltibuono
Poggio Trevvalle
Mannucci Droandi
Tenuta di Bibbiano
Ormanni
Isole e Olena
Cantina Crociani
Batzella
Collemassari
Poggio di Sotto
Grattamacco
Fontodi
Celestina Fé
Riecine
Frascole
Poggio Alloro
Vagnoni
Casa alla Vacche
Palagione
Ca’ del Vispo
Tua Rita
Tenuta di Capezzana
Selvapiana
Cesani
Mastrojanni
Signano
Colombaio di Santa Chiara
Panizzi

LOMBARDIA
Cascina San Pietro
Bianca Vigna
Le Strie
Monte Rossa
Camossi
Arici – Colline della Stella
Arcari e Danesi
Civielle
Villa Franciacorta
Ca’ del Bosco
Conte Vistarino
Montonale
La Fioca

FRIULI VENEZIA GIULIA
Renzo Sgubin
Edi keber
La Tunella
Scubla
Ronco del Gelso
Renata Pizzulin
Gigante
Vie di Romans
Zorzettig
Anzelin
Marco Felluga
Borgo San Daniele
Drius
Buiatti

TRENTINO
Letrari
Cesarini Sforza
De tarczal
Ferrari
Lavis
Cembrani DOC
Zanotelli
Alfio Nicolodi
Ferruccio Simoni
Villa Corniole
De Vescovi Ulzbach
Zeni Roberto

VENETO
Gini
Malibran
Colvendrà
Villa Canestrari
Albino Piona
Bele Casel
Guerrieri Rizzardi
Sandro De Bruno
Cantina del Castello
Cantina di Monteforte
Cantina di Soave
Casarotto
Ceciclia Beretta
Coffele
Corte Adami
Corte Mainente
Dal Cero - Tenuta di Corte Giacobbe
El Vegro
Fattori
Fornaro
I Stefanini
Le Mandolare
Montecrocetta
Montetondo
Portinari
Santa Sofia
Tenuta Santa Maria
Tenuta Solar
Vicentini
San Rustico
Vini Gamba

ALTO ADIGE
Pfannestielhof

CAMPANIA
Fontanavecchia
Benito Ferrara
Colli di Lapio
Tenuta Sarno 1860
I Favati
Di Prisco
Tenuta cavalier Pepe
Villa Raiano

PUGLIA
Azienda Agricola Santa Lucia
Cosimo Taurino
Polvanera
Cannito
Conti Zecca
Rivera
Michele Calò & Figli
Vinicola Savese
Agricole Vallone

MARCHE
Marotti Campi
Marchetti
Bucci
Garofoli
Colonnara

EMILIA ROMAGNA
Fattoria Moretto
Tenuta La Viola
Costa Archi
Stefano Berti
Marta Valpiani

LIGURIA
Giacomelli
Cascina delle Terre Rosse
Il Monticello
Lunae Bosoni
Il Torchio
Lambruschi
A Scià
Sassarini
Bettigna
Cooperativa Cinqueterre
La Polenza
Ottaviano Lambruschi
Fedespina
Terenzuola
Podere Grecale
Vis Amoris

UMBRIA
Degugnano dei Barbi
Adanti
Barberani
Antonelli

LAZIO
Fontana Candida

SICILIA
Feudo Montoni

ABRUZZO
Torre dei beati

BASILICATA
Camerlengo

SARDEGNA
Vini Mura
Tenute Soletta


Cieck: l'Erbaluce - Il VINerdì di Garantito IGP

Di Lorenzo Colombo

Erbaluce di Caluso "T" 2005
"T" come Vendemmia Tardiva.
"T" come allevamento a Tendone
"T": un vino che a distanza d'oltre dieci anni si presenta integro, luminoso, brillante, d'impressionante freschezza, fruttato! Minerale, con un'acidità agrumata ed una lunga persistenza.
"T" come “LongeviTà”.


Premiati e ripremiati: i Cru dei Colli Berici nelle guide - Garantito IGP

Tra le tante degustazioni effettuate durante il Vinitaly, una tra le più interessanti è stata quella del titolo “PREMIATI E RIPREMIATI”, dedicata ad alcuni vini dei Colli Berici, premiati dalla guide di settore.


Nel minuscolo stand del Consorzio Colli Berici, ci siamo quindi ritrovati ad assaggiare due diverse annate (l’ultima in commercio ed una precedente) di tre diversi vini, con la partecipazione dei rispettivi produttori. Le aziende in questione erano: Piovene Porto Godi, Inama e Dal Maso, ed i rispettivi vini: Colli Berici Cabernet “Pozzare”, Colli Berici Carmenere “Oratorio San Lorenzo” Riserva e Colli Berici Tai Rosso “Colpizzarda”.
Ecco le nostre impressioni:
Piovene Porto Godi - L’azienda si trova a Toara, nel cuore dei Colli Berici e s’estende su 220 ettari, ventotto dei quali a vigneti. Le varietà più coltivate sono: Tai (Tocai) Rosso, Cabernet Franc e Sauvignon ed Merlot, per le uve a bacca nera, mentre per le varietà bianche troviamo: Sauvignon, Pinot Bianco e la Garganega. Da questi vitigni si ricavano ben undici tipologie di vino. - Colli Berici Cabernet “Pozzare” Si tratta di un blend di Cabernet franc (30%) e Cabernet sauvignon (70%) che fermenta in acciaio e s’affina per circa un anno in barriques francesi. I vigneti, esposti a sud ed allevati a cordone speronato con un densità variabile dai 4.500 ai 6.500 ceppi/ha, sono stati impiantati parte nel 1995 e parte nel 2001, e sono collocati ad un’altitudine di 240 metri slm su suoli prettamente calcarei.
2012: Il colore è rubino-purpureo, intenso e luminoso. Discretamente intenso al naso, un poco austero, presenta note balsamiche ed accenni vegetali, buona l’eleganza. Dotato di buona struttura, intenso al palato, alcolico, balsamico, con tannini decisi ma ben fusi nell’insieme, speziato, con sentori di liquirizia e lunga persistenza. 87
2007: Color granato, intenso e luminoso. Un poco evoluto al naso, presenta sentori di confettura e di frutti rossi leggermente macerati uniti a note di cuoio. Morbido e contemporaneamente sapido al palato, dotato di buona complessità, carnoso, con sentori di confettura di prugne e spezie, lunga la sua persistenza. 85-86 Abbiamo preferito il vino più giovane, mentre pensiamo che il 2007 stia ormai superando il suo perito di massimo splendore.


Dal Maso - L’azienda possiede due distinte proprietà per un totale di circa 30 ettari, la prima è situata nel comune di Montebello Vicentino, nel cuore della zona DOC Gambellara, l’altra sui Colli Berici, nei comuni di Alonte e Lonigo. Sulle colline dei Colli Berici, oltre alle uve tradizionali, si coltivano anche vitigni internazionali quali Cabernet Sauvignon, Carmenere, Merlot, Chardonnay e Sauvignon. Colli Berici Tai Rosso “Colpizzarda” Le uve, Tocai rosso in purezza, provengono da un vigneto di diciott’anni d’età, situato a 150 metri d’altitudine, nel comune di Lonigo, la densità è di 5.000 ceppi/ha e la resa di 70 q.li/ha. Il mosto fermenta in acciaio, con una macerazione di dieci giorni, il vino viene quindi trasferito in barriques dove sosta per quattordici mesi, dopo l’imbottigliamento segue un periodo d’affinamento di ulteriori sei mesi prima della commercializzazione.
2013: Color rubino-violaceo, luminoso. Intenso e pulito al naso, presenta sentori fruttati di ciliegia e note aromatiche che rimandano alla rosa. Bel frutto alla bocca, note aromatiche e speziate, asciutto, di bella beva e buona persistenza.
2005: Profondo il colore, di un intenso rubino-granato. Elegante al naso, balsamico, mentolato, note aromatiche e di legno dolce. Dotato di buona struttura, fresco, elegante e complesso, note di confettura e di spezie dolci, molto lunga la persistenza. Notevole. Un vino da standing ovation. Si tratta del vino che più ci ha colpiti, forse perché non c’aspettavamo una simile eleganza e tenuta nel tempo da parte di un Tocai rosso di oltre dieci anni d’età, vino che abbiamo sempre bevuto più giovane.


Inama: L’azienda Inama è maggiormente conosciuta per i suoi Soave, denominazione nella quale può contare su trenata ettari vitati, anche se, già dagli anni novanta ha puntato molto sulla zona dei Colli Berici, e soprattutto sul vitigno Carmenere.
Colli Berici Carmenere “Oratorio San Lorenzo” Riserva Prodotto unicamente nelle migliori annate, con uve provenientida un singolo vigneto di Carmenere situato presso l’Oratorio di San Lorenzo in Località San Germano dei Berici. La densità d’impianto è di 5.000 ceppi/ha e la resa, bassissima, è di 25 hl/ha. Il mosto fermenta per 14 giorni circa in tini verticali, dopo la fermentazione malolattica viene travasato in barriques nuove e seminuove, dove s’affina per 18 mesi. Dopo l’imbottigliamento sosta in bottiglia per ulteriori dodici mesi.
2011: Profondissimo il colore, quasi nero, luminoso. Elegante al naso, balsamico, con leggeri accenni vegetali. Fresco alla bocca, fruttato, balsamico, speziato, con tannino in evidenza ma assolutamente non fastidioso, lunga la persistenza.
2009: Color granato, profondissimo e luminoso. Di buona complessità olfattiva, intenso, balsamico, elegante. Discretamente strutturato, balsamico, fresco, con bellissima e sottile trama tannica, sentori di liquirizia forte sul lunghissimo fin di bocca. Due vini di grandissima eleganza e complessità, la nostra preferenza va al 2009, dove i tannini si sono levigati ed il vino ha raggiunto un perfetto equilibrio.


Vino Libero: la rettifica l'ufficio stampa di Eataly

Non è arrivata personalmente a me la precisazione dell'ufficio stampa di Eataly ma agli amici di Intravino che, come me, ieri avevano dato notizia della multa dell'Antitrust a Farinetti relativamente al progetto "Vino Libero".



Il testo della rettifica è il seguente:

Il provvedimento non mette in discussione il progetto “Vino Libero”, la sua veridicità e quanto dichiarato dalle indicazioni del progetto: libero da concimi di sintesi, libero da erbicidi e libero da almeno il 40% dei solfiti.
L’Autorità ha sanzionato la tempistica di modifica delle indicazioni che dovevano essere presenti anche sulla bottiglia del vino.
Tant’è che nello stesso provvedimento si dà atto che Eataly, sin da prima dell’intervento dell’AGCM, aveva correttamente predisposto la cartellonistica e i menù con le tre indicazioni esplicative del progetto “Vino Libero”: libero da concimi di sintesi, libero da erbicidi e libero da almeno il 40% dei solfiti rispetto al limite previsto per legge e che le stesse indicazioni apparissero sul sito dell’Associazione Vino Libero.
Infatti, fin dall’inizio del progetto presso tutti i punti vendita Eataly le bottiglie Vino libero sono sempre state vendute con la cartellonistica sopra indicata che spiegava nel dettaglio il progetto e consentiva al consumatore di capire chiaramente quali fossero i requisiti del prodotto. Inoltre su tutte le bottiglie è sempre stata presente, come previsto dalla legge, l’indicazione “contiene solfiti”.
Come detto, Eataly riteneva invece che la dicitura “contiene solfiti” presente sulle bottiglie e la cartellonistica dei negozi, oltre alle spiegazioni presenti sul sito dell’Associazione Vino Libero, non potessero lasciare alcun margine di dubbio al consumatore.
In ogni modo, come già detto, il provvedimento non ha mai messo in discussione il progetto “Vino Libero”, la sua veridicità e quanto dichiarato dalle indicazioni del progetto: vale a dire che si tratta di un vino libero da concimi di sintesi, libero da erbicidi e libero da almeno il 40% dei solfiti: questo non è mai stato oggetto di contestazioni.
Eataly, pur non condividendo la motivazione, ha da subito collaborato lealmente con l’AGCM chiedendo a Vino Libero di apportare le modifiche richieste. E così, oggi, è fatto.
L’incomprensione con l’Autorità e quindi il provvedimento sanzionatorio, che comunque Eataly ritiene sbagliato, scaturiscono unicamente dalla tempistica con cui tali modifiche sono state effettuate.
Vino Libero è un progetto vero, importante che Eataly si impegna a portare avanti nel rispetto della salute dei clienti e dei tanti contadini che credono in un’agricoltura più pulita e con meno chimica.
FONTE: INTRAVINO

Farinetti e Vino Libero: 50 mila euro di multa e passa la paura

Il Fatto Quotidiano di oggi. il cui articolo riporto integralmente, dà notizia di una bella multa che ha ricevuto Farinetti per il suo "Vino Libero". I motivi? Basta leggere sotto!


Il vino pubblicizzato come “senza solfiti” in realtà conteneva diversi composti chimici, anche se ampiamente sotto i limiti di legge. Per questo Eataly dovrà pagare 50mila euro di multa. Lo ha deciso l’Antitrust, dopo aver verificato che il gruppo di Oscar Farinetti ha messo in vendita, a partire da aprile 2014 (data a cui risale la segnalazione del Codacons) e almeno fino a gennaio 2016 alcuni vini prodotti dalle aziende aderenti all’Associazione Vino Libero “utilizzando un’etichetta recante la dicitura ‘Vino libero’ sui bollini adesivi apposti sulle bottiglie e sulla cartellonistica presente nei punti vendita”.
Secondo l’authority tale dicitura “lascerebbe intendere ai consumatori che i vini che si fregiano del marchio ‘Vino libero’ siano totalmente liberi da concimi chimici, da erbicidi e da solfiti. Invece, come indicato sul sito dell’associazione Vino Libero, si tratterebbe di vini “la cui dose massima di solfiti è inferiore almeno del 40% rispetto al limite previsto per legge”.
L’Antitrust ha pertanto invitato Eataly a “modificare sia la cartellonistica dedicata alla vendita di vini presente nei vari punti vendita, sia gli adesivi presenti sulle bottiglie”, integrandoli con la dicitura “libero da concimi di sintesi, libero da erbicidi, libero da almeno il 40% dei solfiti rispetto al limite previsto per legge”. L’Autorità per la concorrenza ha sanzionato anche l’Associazione Vino Libero e alle società Mirafiore e Fontanafredda, responsabile della distribuzione dei vini aderenti al progetto Vino Libero e dei rapporti commerciali con Eataly.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO

Gentleman's Agreement: No, grazie!!


Mi ricordo come fossero ieri gli anni in cui in Rete iniziavano a circolare i primo blog di vino e cibo e, tra di noi aspiranti wine blogger, circolava l'idea che lo scambio link fosse la soluzione al problema di avere "visibilità sul web. Col passare del tempo, tanto tempo visto che parliamo dei primi anni del 2000, ci si è accorti che questa pratica non portava a nulla in termini di visite e popolarità la quale doveva essere perseguita solo ed esclusivamente con contenuti (leggasi post) di qualità i quali, come qualcuno dovrebbe sapere, non si vendono tanto al chilo al supermercato visto che sono frutto di esperienze sul campo e tanta passione.

Dopo tanti anni, fortunatamente, molti lo hanno capito ma ogni tanto qualche "sprovveduto", che per passare il tempo si inventa il lavoro di "social media manager", lo si incontra via mail proponendoti patti di "Gentleman's Agreement" che, guarda caso, vanno totalmente a suo vantaggio visto che gli articoli che dovresti fornire alla sua piattaforma on-line sono a titolo TOTALMENTE GRATUITO. Cosa ti fornirà lui in cambio? Beh, la famosa visibilità primi anni 2000 su ipotetici portali web dove si parlerà di vino. Certo, loro ti forniranno visibilità ma anche te dovrai fare la tua parte pubblicizzando la loro attività sul tuo blog. Ovvio, lo scambio deve essere reciproco altrimenti che gentiluomini siamo?

Più in basso ho copiato la lettera omettendo ciò che va omesso. Io, intanto, preparo la risposta via mail che farà comunque rima con VAFFANCULO!

Foto:blog.bufferapp.com

Ciao, sono XXXX di XXX,

ed assieme ai nostri collaboratori curiamo la redazione del Blog XXXX

Dal 2007 la nostra piattoforma pubblica e mantiene aggiornata una ricca Agenda di promozione di eventi d'arte, cultura ed in particolare di enogastronomia. 

Con la presente abbiamo il piacere di informarti che corso delle prossime settimane pubblicheremo e gestiremo, direttamente come XXX, alcune piattaforme E-Commerce legate al mondo del vino.

In particolare; di una nobile azienda piemontese (CN), quindi, di una pluripremiata cantina dell’area del Montello (TV), ed in seguito di selezionate Bollicine Trevigiane.

Con il presente contatto intendiamo esplorare l'eventuale interesse della vostra Redazione a siglare un gradito accordo di Gentleman's Agreement tra le nostre reciproche attività online.

Per non tediarvi e solo per necessità di sintesi, vi proponiamo di dare ripubblicazione e visibilità sulla nostra piattaforma, oltre che in RSS sui nostri profili Social, a vostri selezionti/segnalati post originali segnalandone con evidenza la fonte e dandone poi diffusione nella nostra newsletter (quindicinale - con molte migliaia di iscritti).  E’ tuttavia sottointesa la vostra collaborazione nel fornire puntuale informazione verso i vostri utenti delle piattaforme Wine-Shop di nostra prossima pubblicazione (come eventualmente in futuro definito) quanto sulle opportunità in esse contenute.

La presente proposta è da ritenersi, chiaramente, in reciproco regime di Gentlemen’s Agreement, libera da ogni forma di impegno di natura economica e/o amministrativa compreso l’eventuale recesso dall'accordo, che potrà avvenire nelle forme voi più gradite.

Restiamo in attesa di un cortese riscontro di ricevimento della presente e di una vostra cortese risposta, anche negativa, ringraziandovi fin d’ora per l’attenzione posta.

Foto: szulctomasz.deviantart.com

Segni di Langa: Langhe Doc Pinot Nero 2012 - Il VINerdì di Garantito IGP

di Stefano Tesi


Se il produttore/enologo, Gianluca Colombo, ha vinto il premio Gambelli 2014, un motivo ci sarà. E’ lo stesso per il quale questo vino ci piace: un Pinot Nero con una personalità sua, piemontese, ma fragrante, sobrio, verace. Buono senza fronzoli. Nove mesi di vecchie barrique. Spero di averne ancora in cantina.


Trattoria Calino a Scandicci: se ami il pesce gioca a bocce - Garantito IGP

Di Stefano Tesi

Lo ammetto: quando chi me l’ha presentato mi ha detto che il suo ristorante era “alla bocciofila di Scandicci”, popoloso comune alle porte di Firenze urbanisticamente ormai integrato (nonchè collegato dalla celebre tramvia) col capoluogo regionale, ho pensato che fosse uno scherzo. 
La mia diffidenza è cresciuta quando, poi, mi hanno specificato che la sua specialità erano i piatti di pesce. 
Ma poiché il comune amico era degno di fede e la nuova conoscenza mi pareva simpatica, ho deciso di approfondire la questione. 


Come? Andando a provare. 

Risultato: era tutto vero.
  
Lui si chiama Tommaso Cintolesi e, come tanti chef, ha avuto una vita da romanzo (ma nel suo caso, forse, anche di più: fatevi raccontare, tra una portata e l’altra, le rocambolesche esperienze in Russia, ad esempio). Il ristorante è veramente all’interno della società bocciofila di Scandicci e si chiama, per l’appunto, “Calino”, che ho scoperto essere un importante colpo del gioco delle bocce. 
Il locale è semplice, carino e luminoso, con una parete tutta vetro, una grande lavagna col menu, apparecchiatura spartana (ma bicchieri giusti) e una trentina di coperti. E dove ti aspetti di trovare tutto, vista la location, tranne grandi piatti di pesce. Anche perché il nostro ha pensato bene di mettere bene in vista, fuori, il cartello “pizzeria”. Sebbene di pizza ne faccia poca (ma buona!) o punta, e perfino di malavoglia, a chi gliela chiede.


Lui infatti in testa ha solo il pesce. 

Che è davvero ottimo e pure cucinato fuori dalle righe.

Lavorato con maestria e inventiva, crudo o a basse cotture, abbinato creativamente, sperimentato, rivisitato di continuo da un Tommaso che praticamente non smette mai di cucinare e di fare prove. Ci sono stato a cena un paio di volte con degli amici e, su una dozzina di portate, una buona metà si sono rivelate pietanze studiate apposta per l’occasione o novità assolute. 
Più che cuoco, non a caso, lui si definisce infatti artigiano. E un po’ lo è. Mette insieme le cose nel nome del pesce. Scova i più strani e li sposa, ripesca e rielabora vecchie ricette, accozza ingredienti che non diresti mai.
  
Ecco, ad esempio, quello che ho assaggiato nel corso delle due serate passate lì. 

Tajarin (secondo la ricetta classica piemontese con 50 rossi d'uovo) conditi con burro, salvia e pesce castagna; percebes della Galizia; tartara di pesce castagna con Cecina de Leon (la bresaola spagnola, leggermente affumicata) condita con olio, sale, mandorle e fagiolini (in alternativa, con leche de tigre, la base del ceviche peruviano); pane burro e acciuga (“ma lavorata in casa: rappresenta la trasversalità dei miei menu”, dice lui); tartara di gambero rosso carabiniere servito con un’emulsione degli umori della testa e uova di aringhe affumicate; sfoja lorda, specialità romagnola (la servono di norma farcita di squacquerone) trasformata in piatto di pesce con un ripieno di ricotta di pecora e pesce sciabola, in ragù di calamari alla salvia; foie gras mi cuit (“fatto in casa da me”, assicura) servito con sale Maldon; zuppetta di pesce fatta con i cascami di pesce arrostiti e servita con i tajarin spezzati; crostoncino di carpaccio di tonno caldo e foie gras mi cuit; insalata scomposta di tonno sott'olio fatto in casa in tre tagli diversi (testa, ventresca e filetto) e patate al pesto di menta, fagioli borlotti sgranati, cipolle di Tropea; fritto di acciughe, gamberetti rossi e patate biscotto.
  

Scegliendone la metà si spendono, tutto compreso, 50 euro e si esce non solo satolli, ma gastronomicamente assai soddisfatti.


Quanto ai vini, la carta non c’è. In compenso c’è lo scaffale: ti alzi e li scegli. Sono una ventina di etichette che il Cintolesi seleziona di persona tra quelle che gli piacciono, senza star troppo dietro a nomi e mode. Tutte un po’ strambe, fuori passo, rare o inusuali, dal Feldmarschall di Tiefenbrunner al millesimato di Pedrotti, dal Soave di Bertani al Vermentino di Colli di Luni di Terenzuola, dalla Vitovska di Zidarich allo spumante di Nosiola di Bortolotti.

Per motivi a me incomprensibili, Tommaso-Calino ha paura però che il contesto bocciofilo non giovi al prestigio del locale e vagheggia traslochi. Secondo me, sbaglia. Non tanto perché, almeno in inglese, “bowl” vuol dire tanto boccia quanto acquario per i pesci, ma perché un’originalità di situazione come questa è di quelle da cercare col lanternino.
  
Speriamo lo capisca in tempo. 
  
Trattoria Calino, 
via di Scandicci Alto 1, 
Scandicci (FI) 
Tel 347 9046788 
Chiuso lunedì. 

TTIP e Vino: l'allarme della Coldiretti. Vogliamo un falso Chianti o un Marsala made in USA?


​Il TTIP, il trattato transatlantico deve assicurare la tutela dei vini italiani rispetto a un fenomeno, quello del falso Made in Italy a tavola, assai diffuso sul mercato Usa dove ha superato il valore di 20 miliardi di euro. A sottolinearlo è la Coldiretti nell’esprimere preoccupazione per le notizie sull’andamento delle trattative tra Usa e Ue secondo le quali gli americani hanno ribadito la loro intenzione di continuare ad usare le denominazioni "semigeneriche" dei vini europei, come gli italiani Chianti, Marsala, il greco Retzina, il portoghese Madeira e i francesi Chablis e Champagne.

Foto:http://www.finanzaonline.com/


Il risultato – denuncia la Coldiretti – è che oggi il Chianti si produce in California, mentre sempre negli States è possibile acquistare del Marsala Wine. Ma il fenomeno del falso vino “Made in Italy” trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete dove è possibile acquistare pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano.
Il Made in Italy tarocco a stelle e strisce non riguarda però – ricorda la Coldiretti - il solo vino ma colpisce tutti i comparti dell’export tricolore, dai pomodori san Marzano all’olio d’oliva fino ai salumi, mentre addirittura il 99 per cento dei formaggi di tipo italiano negli States è fasullo nonostante il nome richiami esplicitamente le specialità casearie piu’ note del Belpaese, dalla Mozzarella alla Ricotta, dal Provolone all’Asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola.
La presunzione statunitense di continuare a chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile - sostiene la Coldiretti - perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori e l’Unione Europea ha il dovere di difendere prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione sotto un rigido sistema di controllo. 
“La trattativa sull'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti, Tansatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) deve rappresentare un appuntamento determinante per tutelare le produzioni agroalimentari italiane dalla contraffazione alimentare e del cosiddetto fenomeno dell’Italian sounding” spiega il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo nel ricordare che "in gioco c’è un consistente interscambio economico visto che per la prima volta le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Usa hanno superato nel 2015 i 3,6 miliardi di euro con un aumento del 20 per cento. E proprio il vino è il prodotto italiano piu’ apprezzato dagli americani con 1,3 miliardi”.
Ma sul tavolo del TTIP ci sono anche altri argomenti “scottanti” su cui l’Europa non deve abbassare la guardia – condlude la Coldiretti – dalla carne agli ormoni al pollo alla varechina che rischiano di finire nel piatto dei cittadini italiani ed europei, fino alla questione degli Ogm.

Fonte: Coldiretti

Liberté, Égalité, Aligotè: Domaine Naudin-Ferrand - Le Clou 34

Un mio amico spesso mi dice:"E basta con sto fighettismo!! Basta con sta Borgogna solo per ricchi che comprano etichette senza capire una mazza di vino!"

Beh, questa persona ha solo in parte ragione perché se è vero che i prezzi di molti Premier Cru e Grand Cru hanno raggiunto cifre da capogiro, è anche vero che in questo angolo di Francia esistono tante perle nascoste al di fuori delle solite rotte commerciali che fanno riferimento ai classici e blasonati comuni della Côte d'Or (Gevrey-Chambertin, Vosne-Romanée, Chassagne-Montrachet, etc..).

Aligotè - Foto:www.gachot-monot.com

Avete, per esempio, mai pensato che in Borgogna, oltre ad un ottimo chardonnay, si possa produrre un delizioso Aligotè? Se la risposta è negativa allora bisogna recuperare il tempo perduto. 
Cominciamo da un presupposto: da sempre l'aligotè, più o meno a ragione, è stato considerato un vitigno "minore" in Borgogna vista la sua minore produttività rispetto allo chardonnay che, tra l'altro, essendo meno esile, regge molto di più l'affinamento in barrique. Conseguentemente sto povero vitigno, a cui nel 1937 è stata riservata una anonima Bourgogne Aligoté AOC,  si trova spesso ad essere piantato nelle zone meno vocate della Borgogna e il vino che se ne ricava, storicamente, viene usato per dar vita ad uno dei più popolari aperitivi francesi ovvero il Kir che non è altro che una bevanda a base di aligotè e crème de cassis..

Foto: bolop.over-blog.com

Tra i tanti vigneronnes borgognoni che credono che l'aligotè non sia solo un vino da taglio usato per cocktail o per produrre Crémant de Bourgogne c'è Claire Naudin (Domaine Naudin-Ferrand) da Magny Les Villers (Hautes-Cotes de Nuits) che dopo un passato di ricerca e sperimentazione, da tempo ha sposato un approccio, sia in vigna che in cantina, fedele alla tradizione e alla naturalità.

Claire Naudin

Degli otto vini bianchi prodotti la metà sono a base aligotè e, tra i vari, ho scelto di parlare del Bourgogne Aligoté "Le Clou 34", un vino che storicamente è sempre stato un punto di riferimento per questa tipologia visto che proviene da due parcelle separate molto vecchie di cui una piantata nel 1934 presso il comune di Corgoloin (classificazione Côte de Nuits Villages) mentre l'altra, risalente al 1902, si trova a Magny les Villers. 




Ragazzi parliamo di vitigni, piantati su suolo argilloso-calcareo, con quasi 100 anni di media!!

Le uve, raccolte manualmente, vengono vinificate con l'ausilio di lieviti indigeni (o come si vuole chiamarli) e con pochissima solforosa aggiunta. Dopo una lunga permanenza sulle fecce il vino viene imbottigliato senza filtrazione.


foto: www.vins-etonnants.com

Del "Le Clou 34" ho degustato l'annata 2014 che ho trovato semplicemente travolgente per verticalità e sapidità, che in questo caso si avvicina al concetto di salinità, che rappresenta degnamente la spina dorsale di questo vino la cui forza gustativa viene corroborata da un gradevole e rinfrescante sentore di agrumi. 

Il Bourgogne Aligoté, come in questo caso, è un vino puro, vivace, che non ha bisogno di legno, anche perchè non si sopportano, per autodefinirsi complesso ed intrigante. I

n Italia costa circa 18 euro, un rapporto q/p davvero interessante se pensate che dietro di sé porta tutta la storia della Borgogna che fu e che, forse, non troveremo più. Pure la rima, tiè!